Vivere d’argilla: Matilde Tibuzzi e LAB123ceramica

Lavorare l’argilla significa opporsi alla frenesia della vita quotidiana. Significa fermarsi, stare a sedere, là dove tutti corrono, sfrecciano e pretendono ogni cosa in formato espresso.

Chi di mestiere sceglie l’argilla, realizza quasi un atto di resistenza: costruisce una trincea fatta di sabbia per sfidare la velocità della vita quotidiana. Dedicando la sua vita a una formula chimica, ad una ricetta fatta di fasi, tempi e temperatura, il ceramista è dunque un artigiano che dà valore tanto ad un materiale quanto al tempo.

Matilde Tibuzzi e la sua alleata e amica Adrienn Sasvari, sono così: ceramiste di passione e di professione, due artigiane.

Matilde nasce a Roma e già da molto piccola scopre la ceramica. È un incontro casuale che diventa stabile, duraturo, tanto è compatibile con la sua indole e spontaneità.

Dopo gli studi all’ISIA di Roma, decide di dedicarsi alla ceramica come professione, dunque prosegue con corsi specialistici in Umbria e diventa restauratrice di ceramiche antiche e moderne.

Tornata a Roma e dopo molteplici stage, decide nel 2009 di aprire un laboratorio tutto suo: “All’inizio era un buchetto piccolo piccolo, poi pian piano sono andata bene e da dieci anni sono nell’attuale sede”. Il suo nome è LAB123ceramica.

Nei primi anni Matilde si occupa soprattutto di restauro e produzione: l’ISIA aveva lasciato la sua impronta e, come designer, guardava soprattutto al prodotto. Poi, lentamente, “il prodotto come obiettivo è venuto meno ed è diventato importante l’insegnamento, l’uso di questo mezzo espressivo come processo e come pratica che porta in sé un significato”.

Per questo ha cominciato a dedicarsi maggiormente all’insegnamento, proponendo corsi di ceramica per persone disabili e con fragilità. Attualmente, coordina i tre laboratori permanenti di ceramica-terapia e le ludoteche della Fond. Lene Thun Onlus nei reparti di oncologia pediatrica, le ludoteche del Gemelli e del Bambin Gesù di Roma, lavora con gli ospiti di alcune case famiglie e con Dynamo Camp.

È in questi anni, durante i quali non abbandona mai l’ISIA, che incontra Adrienn, una studentessa la cui casa è un po’ tutto il mondo (ha visto e attraversato parecchi luoghi), che si interessa al suo laboratorio e, a partire da uno stage, ne porta le influenze.

Diventa presto la collaborazione tra due personalità e fisicità che, sebbene molto diverse, quando hanno le mani nell’argilla, sono in sinergia. Nasce così, nel 2019, Barbottines, un progetto e “punto di unione creativo”.

Anche la storia del nome è interesse: deriva da “barbottina”, l’argilla illiquidita che funge da collante tra altri elementi o pezzi di ceramica e, in questo caso, tra anime creative.

Ma Barbottines valorizza anche un’altra unione: quella tra l’argilla e un materiale di recupero come il vetro.

La cottura ad alta temperatura dell’argilla, su cui è posto il vetro che fonde a temperature più basse, è una pratica tradizionale. Spesso, infatti, un manufatto di ceramica è ricoperto da una piccola patina vetrosa che dà uniformità e consente l’utilizzo.

Ma guardando più lontano e intanto a ciò che hanno più vicino, Matilde e Adrienn decidono di sfruttare questa tecnica e la loro unione per legare l’argilla ai ritagli di vetro che il lago di Bracciano non smette mai di restituire: un modo per valorizzare il territorio e ciò che lascia, per rendere significante anche la più piccola sostanza.

Barbottines punta a valorizzare qualsiasi elemento del territorio, dalla flora autoctona alla fauna locale; tutto, in un cuore d’argilla.

Violare le regole e il tempo della vita odierna per scoprire che si può andare più lenti, che ogni cosa ha una sua crescita e temporalità, è quello che la ceramica ci insegna. È quello che Matilde e Adrienn, tutti i giorni con la loro professione, vogliono insegnarci attraverso la forma di un vaso, di una tazza o di un bicchiere.

Non c’è allora maniera migliore per dare senso ad un territorio e a ciò che produce nel tempo, se non mediante una pratica che riposa sugli stessi ritmi e lunghi respiri.

Matilde e Adrienn lo hanno compreso e, più astute che mai, lo fanno di mestiere.

 

Chiara De Luca


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2 pensieri su “Vivere d’argilla: Matilde Tibuzzi e LAB123ceramica

    • Chiara De Luca dice:

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